Una mamma si preoccupava di fondare le basi della vita morale del suo bambino, approfittando della «sparizione» di alcuni dolci conservati nella credenza del salotto.
«Lo sapevi che quando hai rubato la tortina, Dio era lì con te, anche se io non vedevo?».
«Certo» fece il bambino annuendo vigorosamente.
Ma i dolci continuarono a sparire. Pazientemente la mamma riprese:
«Lo sapevi che in quel momento Dio ti vedeva?».
«Certo».
«E che cosa pensi che ti abbia detto, mentre tu rubavi il dolce?».
«Mi ha detto: Qui ci siamo soltanto io e te, prendine due!».
Aveva ragione il bambino, naturalmente. Dio non fa la guardia a niente, neanche ai cimiteri dove molti lo hanno relegato. E dovendo scegliere tra i biscotti e me, senza ombra di dubbio Dio sceglie me.
Quante «maschere» vengono affibbiate a Dio da educatori che hanno tanta buona volontà?
Chi in seguito libererà i bambini da immagini di un Dio «guardone», giudice terribile o Babbo Natale? Altri, la maggioranza, hanno semplicemente scelto il silenzio.
Un tempo si diceva che i due argomenti tabù tra genitori e figli fossero il sesso e Dio. Oggi è rimasto solo Dio.
Gesù, nel Vangelo, si arrabbia molto con quelli che impediscono ai bambini di avvicinarsi a lui: «Lasciate che i bambini vengano a me».
Da: Bruno Ferrero, “CATECHISMO CON I FIGLI? SÌ PER PIACERE!”, Elledici, 2004.
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Dopo una riunione-”laboratorio” per catechisti, semplicemente una delle cose che mi sembrano più importanti sono riassunte in questo brano suggerito dal parroco quando mi ha affidato i bimbi del primo anno… Bellino, eh?