Un pequeño gran coche

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Eheh, una mail carina di Paolo mi ha segnalato un bello spot: su YouTube ha trovato posto anche questa pubblicità della Seat 133, probabilmente dell’anno 1974.

Riporto le informazioni di Paolo.

Attenzione, la Seat 133 non è la versione spagnola della Fiat 126, ma un’auto diversa: la 133 era una Fiat 850, con carrozzeria ridisegnata. La carrozzeria, nuova, era una sorta di ibrido fra quella della Fiat 126, a cui s’ispiravano frontale e coda, e quella della Fiat 127, a cui assomigliava la parte centrale della vettura.Seat 133: un pequeno gran coche
In pratica un esperimento poco riuscito, venduto solo in Spagna ed in Argentina.
“A te che piacciono le cose spagnole, quest’auto è tipicamente spagnola.
Tra parentesi lo sai che in Spagna non fu mai venduta la 500? infatti non ce ne sono per nulla.”

Concludo osservando che esiste anche un bel sito internet su questo “Pequeño Gran Coche“: http://www.seat133.com/

“Soneto a Cristo crucificado”

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SONETO A CRISTO CRUCIFICADO SONETTO A CRISTO CROCIFISSO

No me mueve, mi Dios, para quererte
El cielo que me tienes prometido
Ni me mueve el infierno tan temido
Para dejar por eso de ofenderte.

Non mi muove, mio Dio, per amarti
il cielo che mi hai promesso
né mi muove l’inferno tanto temuto
per smettere per questo di offenderti.

Tú me mueves, Señor, muéveme el verte
Clavado en una cruz y escarnecido;
Muéveme ver tu cuerpo tan herido,
Mueveme tus afrentas y tu muerte.

Tu mi muovi, Signore, mi muove il vederti
inchiodato su una croce e schernito;
mi muove il vedere il tuo corpo tanto ferito,
mi muovono i tuoi oltraggi e la tua morte.

Muéveme, en fin, tu amor, y en tal manera,
Que, aunque no hubiera cielo, yo te amara,
Y, aunque no hubiera infierno te temiera.

Mi muove, infine, il tuo amore, e in tal maniera,
che, se anche non ci fosse cielo, io ti amerei,
e, se anche non ci fosse inferno ti temerei.

No tienes que me dar porque te quiera;
Pues, aunque cuanto espero no esperara,
Lo mismo que te quiero te quisiera.

Non mi devi dare (nulla) perché ti amo;
perché, se anche ciò che aspetto non aspettassi,
lo stesso che ti amo, ti amerei.

 

Il “Soneto a Cristo crucificado”, che qui propongo in lingua originale castigliana ed in una mia traduzione in italiano, è un sonetto scritto a cavallo fra il sec. XV ed il sec. XVI da autore anonimo: molti sono i tentativi di attribuirlo ad uno o ad un altro autore, ma nessuno è stato sufficientemente esauriente. Fra i nomi più disparati che si sono fatti, quelli che più probabilmente potrebbero rappresentare la penna che ha composto questi versi sono santa Teresa d’Avila (o s. Teresa di Gesù), san Giovanni della Croce, il cappuccino padre Torres ed il francescano Antonio Panes.

Per la sua bellezza, il sonetto era insegnato dai missionari francescani agli indios americani insieme al “Bendita sea tu pureza” del padre Panes, ed ha trovato posto anche nell’antologia delle Cento Poesie Migliori della lingua castigliana del grande erudito, critico e filologo spagnolo, Marcelino Menéndez Pelayo.

Mai l’amore per Cristo crocifisso aveva raggiunto un tale grado di purezza e di intensità nella sensibilità dell’espressione poetica: qui il poeta riesce a dimenticare premi e castighi, per far sgorgare un amore vero, che nasce limpido e profondo dalla dolorosa contemplazione del martirio di Gesù che riscatta l’uomo.

Liberamente tradotto, riassunto e parafrasato dall’articolo di Fr. Ángel Martín, o.f.m. pubblicato all’indirizzo: http://www.franciscanos.org/oracion/nomemueve.html.

 

Qui vi propongo una versione posta in musica con la voce di Ximena Gray: si può trovare nell’album “Aclaró”. È possibile trovare più informazioni sulla raccolta nella pagina del Canzoniere della Conferenza Episcopale Cilena (facendo una “Búsqueda Avanzada”, “Ricerca Avanzata”, e ponendo come “Album” la stringa “Aclaró”).

La presentazione video è mia: partendo dall’idea di una slideshow PowerPoint del sito novabella.org, ho cercato su internet alcune immagini che poi ho rielaborato.

Buona Quaresima!
Convertirsi è scegliere l’amore di Dio sulla Croce, non l’autorealizzazione.

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Ieri è stato il giorno delle Ceneri, inizio della Quaresima per i Cristiani cattolici di rito romano e per alcuni protestanti (anglicani, luterani, metodisti).
Ho passato un po’ di tempo pensando a cosa scrivere per l’occasione… Alla fine, mi sono risoluto: auguro a voi lettori una buona Quaresima, un buon cammino di conversione, con alcune parole del Papa Benedetto XVI:


Il sincero desiderio di Dio ci porta a rigettare il male e a compiere il bene. Questa conversione del cuore è anzitutto dono gratuito di Dio, che ci ha creati per sé e in Gesù Cristo ci ha redenti: la nostra vera felicità consiste nel rimanere in Lui. […] Convertirsi, che cos’è in realtà? Convertirsi vuol dire cercare Dio, andare con Dio, seguire docilmente gli insegnamenti del suo Figlio, di Gesù Cristo; convertirsi non è uno sforzo per autorealizzare se stessi, perché l’essere umano non è l’architetto del proprio destino eterno. Non siamo noi che abbiamo fatto noi stessi. Perciò l’autorealizzazione è una contraddizione ed è anche troppo poco per noi. Abbiamo una destinazione più alta. Potremmo dire che la conversione consiste proprio nel non considerarsi i “creatori” di se stessi e così scoprire la verità, perché non siamo autori di noi stessi. Conversione consiste nell’accettare liberamente e con amore di dipendere in tutto da Dio, il vero nostro Creatore, di dipendere dall’amore. Questa non è dipendenza ma libertà. Chi si lascia conquistare da Lui non teme di perdere la propria vita, perché sulla Croce Egli ci ha amato e ha dato se stesso per noi. E proprio perdendo per amore la nostra vita la ritroviamo.

Udienza generale del Mercoledì delle Ceneri, 21 febbraio 2007.


Guardando Cristo, sentiamoci al tempo stesso guardati da Lui. Colui che noi stessi abbiamo trafitto con le nostre colpe non si stanca di riversare sul mondo un torrente inesauribile di amore misericordioso. Possa l’umanità comprendere che soltanto da questa fonte è possibile attingere l’energia spirituale indispensabile per costruire quella pace e quella felicità che ogni essere umano va cercando senza sosta.

Angelus della Prima Domenica di Quaresima, 25 febbraio 2007.

Permettetemi infine di pubblicare un sonetto spagnolo del sec. XV-XVI: ma questo lo faccio in un secondo post, che pubblicherò fra pochi minuti, già in data di domani.

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