Lug 16
Finalmente, a due mesi dalla sua uscita nei cinema (ormai è in programmazione in due sole sale in tutta la provincia), siamo andati a vedere “Gomorra”, film di Matteo Garrone basato sul romanzo-non-fiction di Roberto Saviano.
…Che dire? Un pugno nello stomaco!
Cito l’inizio di una bella trama-recensione del sito MyMovies.it:
Totò ha tredici anni, aiuta la madre a portare la spesa a domicilio nelle case del vicinato e sogna di affiancare i grandi, quelli che girano in macchina invece che in motorino, che indossano i giubbotti antiproiettile, che contano i soldi e i loro morti. Ma diventare grandi, a Scampia, significa farli i morti, scambiare l’adolescenza con una pistola. O magari, come accade a Marco e Ciro, trovare un arsenale, sparare cannonate che ti fanno sentire invincibile. Puoi mettere paura, ma c’è sempre chi ne ha meno di te. Impossibile fuggire, si sta da una parte o dall’altra, e può accadere che la guerra immischi anche Don Ciro (Imparato), una vita da tranquillo porta-soldi, perché gli ordini sono mutati, il clan s’è spezzato in due. Si può cambiare mestiere, passare come fa Pasquale dalla confezione di abiti d’alta moda in una fabbrica in nero a guidare i camion della camorra in giro per l’Italia, ma non si può uscire dal Sistema che tutto sa e tutto controlla. Quando Roberto si lamenta di un posto redditizio e sicuro nel campo dello smaltimento dei rifiuti tossici, Franco (Servillo), il suo datore di lavoro, lo ammonisce: non creda di essere migliore degli altri. Funziona così, non c’è niente da fare. Continua a leggere la scheda del film su MyMovies.it
Ora, appena posso, inizio a leggere il libro!
Qui pubblico il trailer del film, ma senza dubbio più interessanti sono un’intervista a Saviano a cura della Città di Angri (SA) (con letture di brani dal libro ed un’intervista a Camilleri), un reportage delle Iene da Casal di Principe (con una breve intervista “casuale” a Nicola Schiavone, padre degli “UOMINI” Francesco e Walter) ed un’altra intervista a Saviano condotta da Enzo Biagi per la trasmissione “Rotocalco Televisivo”: vi consiglio assolutamente di vederli!
I video si aprono subito qui, sotto questo spazio!
Giu 22
Eheh… dopo aver visto “Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo” ciò che succede nella Legoland del 1936 non è troppo fuori stile! ;oP
Bellissimi questi cortometraggi girati con sequenze di scatti fotografici a paesaggi Lego! …Magari un’altra volta ne posto qualcun altro!
Dic 09
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“Nessuno avrebbe potuto risvegliare Agenore, nessuno eccetto la cruda realtà.
Fu buio e luce. Il caldo ed il gelo. Fu il niente ed il tutto.
Un gioco troppo esagerato e spietato perché il cuore di Agenore potesse contenerlo senza splodere. E, se i ragni possono piangere, lui piangeva. […]
Forse il brivido provato da Diana… erano i sogni di Agenore, che volavano via, come fanno i sentimenti incompresi, come accade alle nostre emozioni quando calpestiamo, quando veniamo calpestati… Nel gioco dell’amore che a volte ci fa uomini…ed a volte ci rende insetti.
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“Il sorriso di Diana” è un cortometraggio italiano diretto da Luca Lucini e sceneggiato da Mauro Spinelli, con Anita Caprioli nel ruolo di Diana, Michele Venitucci nel ruolo di Fabio ed il ragno virtuale Agenore nel ruolo di Agenore.
Tutte le persone che si sono imbattute nella narrazione degli ultimi giorni di vita di Agenore (in primis il caro Paolo, che mi ha consigliato questa visione) ritengono questo corto un piccolo capolavoro, capace molto più di tanti e tanti altri film di lasciare qualche cosa di sé nella memoria… forse nel cuore dello spettatore.
È questa una storia che colpisce “letteralmente come un pugno in faccia. Essa è vibrante, commovente, dolce, malinconica ed epica allo stesso tempo”. (Consiglio di leggere la recensione sul blog antolaurino.blogspot.com.)
Cercando in giro sul web informazioni sul corto mi sono imbattuto in un file PDF del Premio Cinecittà Digital contenente, oltre ad una sceneggiatura non definitiva che credo un po’ meno poetica del lavoro visuale finale, anche un’intervista alla produttrice Francesca Longardi ed al regista Luca Lucini.
Ebbene, in tale pubblicazione possiamo leggere che Lucini stesso ritiene che il tempo in cui il corto è stato girato costituisce “una delle settimane più belle e divertenti della mia vita professionale. C’era un’atmosfera diversa, magica, sembrava stessimo vivendo una favola, ma soprattutto […] sembrava che non fossi il solo a vivere questa sensazione, come se a tutti importasse veramente il risultato. Credo che una delle ragioni fosse anche una presenza così importante e misteriosa: insomma il nostro protagonista principale non esisteva, ma in realtà era presente nell’aria quanto ognuno di noi, scappava, si confessava, affrontava i nemici, e soprattutto ci inteneriva con la sua follia d’amore”.
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